lunedì 21 novembre 2011

Le ultime 2 settimane a San Diego


Ed eccoci alla conclusione della nostra avventura: gli ultimi dieci giorni a San Diego, prima di rientrare in Italia.
Come già avevo detto, Michail è partito per rientrare in Italia, mentre io rimango in compagnia di Despina, la zia di Michail. La nostra idea era quella di passare le giornate chiaccherando e a passeggio per San Diego, tra l’altro io non ho visto un gran che di questa città nonostante ci sia quasi due mesi! Naturalmente i nostri piani vengono sconvolti già dal giorno successivo da… l’antibiotico! Perché, ovviamente, il mio stomaco, oramai alla saturazione, non lo tollera, solo che non sono riuscita a capirlo subito perché pensavo ai soliti problemi con il cibo e non che fosse l’antibiotico a farmi stare male. Solo il giovedì dopo l’ennesima vomitata comincio a sospettare di lui, anche perché per i primi due giorni mi ha dato solo nausea e una gran sonnolenza. Chiamo la coordinatrice e le racconto cosa mi accade: che non riesco a tenere nessun cibo nello stomaco dopo aver preso l’antibiotico, e lei decide di cambiarlo: in farmacia mi farà trovare la prescrizione per il nuovo antibiotico. Quando vado a prenderlo trovo una bella sorpresa: 1270 dollari di conto, eeehhhh???? Stiamo scherzando??? Dopo il primo momento tra sconcerto e panico, riesco a ragionare e me ne faccio dare il tanto che basta a quando arriverà Michail che potrà portarmi le altre pastiglie dall’Italia, fanno sempre 440 dollari, ma è un pochino-ino-ino più ragionevole. Tra parentesi: Michila ha pagato 9 euro per le restanti 17 pastiglie su 40 che mi servono per finire la cura, e ha dovuto pagare perché il dosaggio italiano era il doppio di quello americano e il farmacista le ha dovute riconfezionare…
Cambiate pastiglie le cose vanno un po’ meglio, anche se ho sempre un gran sonno, e con Despina cominciamo un po’ a girare. Soprattutto poi Despina, che è un po’ meno orso di me, fa amicizia con altri membri della casa: Tess e suo marito Ron, anche lui trapiantato di fegato e soprattutto con Ricardo e Juanita, ovviamente di origine messicana, che vivono a Palm Spring. Ricardo dopo 5 anni di dialisi, finalmente è riuscito ad avere un rene nuovo e anche lui fresco di operazione è alla Bannister per la convalescenza. E’ un musicista, suona 5 strumenti diversi e in questi anni che ha perso il lavoro a causa della malattia, ha mantenuto la sua famiglia suonando nei casinò, conosce un sacco di canzoni, anche italiane un po’ vecchiotte e passiamo qualche serata a cantare “volare” o “Quando, quando, quando” e robe simili fino ad arrivare all’ultima sera di Despina a San Diego, in cui Ricardo si farà portare il sax da casa e suonerà per noi, mentre cuciniamo lasagne e cookies!
Il mercoledì della settimana successiva Despina torna a Roma, e Michail torna a San Diego per portarmi a casa, ancora non ci credo che manchino solo tre giorni al mio rientro…
Il venerdì mattina l’ospedale organizza una grande festa per il nostro rientro: tutti i medici e il personale dei vari reparti che ci hanno seguito vengono alla Bannister Family House per salutarci e, per un’azione promozionale a favore della donazione di organi, veniamo intervistati dalla NBC locale, queste sono le foto e se volete ridere un po’ non mi sento molto a mio agio con una telecamera puntata addosso…
Il sabato passa tra gli ultimi acquisti, per i bambini, e i saluti alle mie infermiere dell’undicesimo, qualcuno promette anche di venire a trovarci, chissà…
Sabato: giorno delle valige e degli ultimi saluti, Tess, Juanita, Ricardo, Anita e poi via all’aereoporto, quando mi trovo sul pulmino che ci porta al terminal, realizzo che veramente sto lasciando San Diego, la paura mi assale, non so perché, e mi ritrovo a piangere come una bambina: tanti amici sto lasciando, tante persone che mi hanno aiutato, che mi sono state vicino, che mi hanno accudito e curato e che quasi sicuramente non rivedrò più, mi sento un’ingrata, mi sento sola, anche se Michail è lì con me.  Pensavo di essere felice in questo momento e invece…
Poi l’aeroporto, l’attesa per l’aereo e il volo: non è stato così terribile come pensavo, quando arriviamo a Londra non abbiamo neanche il tempo di fermarci un attimo. Una corsa (per fortuna con la macchinetta) e siamo già sul nuovo aereo e in due ore a Milano. E poi ancora un’altra ora e finalmente a casa, dai miei bambini.

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