martedì 20 settembre 2011

Il grande giorno

28 agosto - domenica

La mattina con i bambini ci svegliamo presto per prepararci per il viaggio. I bambini salutano i loro amici Pietro, Beatrice, Ruggero e Folco che li hanno ospitati e ci avviamo a prendere mio cugino Christian. Poi andiamo direttamente in ospedale.
Avevo sentimenti contrastanti riguardo a quel momento. Non ero sicuro se avevo fatto bene o meno a far incontrare Monica ai bambini in quelle condizioni.
Da un lato ero preoccupato della loro reazione a una tale visione, nonostante quello che avevo fatto e detto per prepararli. Dall'altro canto mi sono chiesto che cosa era il giusto per loro. Se poi le cose fossero andate male? Se non ne fosse uscita? Posso io rimanere per il resto della mia vita con il rimorso di non aver fatto vedere la loro mamma l'ultima volta da viva ai nostri bambini? Mi sono chiesto, che cosa avrei voluto io per me in una occasione del genere. Ho ripensato a quando sono rientrato anticipatamente dalla Francia la mattina del 20 luglio 2005 per vedere mia madre morente. E che, nonostante il fatto che sia partito da Beauvais con mia mamma ancora viva, sono atterrato a Orio al Serio che lei non c'era più. E quindi non l'ho vista un ultima volta viva.

No, non è giusto per loro.

Loro devono, nel bene e nel male, sapere che cosa è successo alla loro mamma. Vederla anche in un momento di sofferenza. Cosi se poi starà meglio, questo momento lo ricorderanno come un episodio che si supera. Se invece le cose andranno male, se la ricorderanno come malata e che quindi c'é stato un perché alla sua fine.

La verità è sicuramente la via per affrontare tali situazioni. Essere in verità permette di non dover "costruire" un castello di menzogne per spiegare diversamente da come le cose siano andate veramente. E riscihiare di andare in contraddizione: "oddio che cosa le ho detto... non mi ricordo". Essere in verità permette di dire le cose per come stanno, e non si rischia di andare in contraddizione, confusione. La verità ce la si ricorda sempre. Così ho fatto con Gabriella, quando le ho telefonato e detto da subito come stanno le cose. La verità è la chiave migliore per affrontare le sfide che la vita ti mette davanti.

Ognuno di loro reagisce in modo diverso alla vista di Monica.
Theo è affascinato da tutti i computer intorno alla sua mamma. Ai tubi che vanno dalle macchine alla mamma e dalla mamma alle macchine. Di tutti i beep che le macchine emettono. Della macchina che misura il cuore della mamma, l'ossigeno che ha nel sangue, la pressione del sangue. Insomma: come Star Wars.
Nicky si è avvicinato a Monica cauto cauto e ha guardato tutto intorno a lei. Era molto in soggezione di fronte a sua madre intubata ma si è fatto coraggio e le è andato vicino.
Zoi, invece, la mia tenera e sensibile Zoi, non ha voluto avvicinarsi, è rimasta in disparte, timorosa di tutto quello che stava succedendo. E' rimasta seduta in un angolo verso la finestra a guardare di fuori.
Siamo poi usciti e le infermiere hanno fatto loro le foto con i loro cappelli disneyani.
Nel frattempo ci danno la seguente informazione:

"We might have found a liver that seems to be compatible. We are checking it"

Al momento non avevo realizzato l'importanza di questa informazione. Ero talmente concentrato sulla partenza dei miei bambini. Ma quell'informazione è stata una delle più importanti che abbia ricevuto in ospedale.
Alle 9 30 partiamo diretti verso l'aeroporto di Los Angeles. Abbiamo appuntamento con il console protempore e con il caposcalo di Alitalia. Arriviamo all'ora prevista. Mezzogiorno. Il console ci accoglie con tre sacchetti di dolci per i bambini. Una persona squisita e un pensiero squisito. Ci dice che anche lui ha tre bambini e sa benissimo che questo titpo di dolci aiutano.
In aeroporto c'é il caos più assoluto. Sulla costa est degli USA è in corso una tempesta e gli spazi aerei di New York sono chiusi, quindi un sacco di gente si ritrova a piedi.
Il caposcalo è oberato di lavoro. Compilo tutta la documentazione per i minori non accompagnati e poi ci avviamo all'area delle partenze.
Al gate incontriamo l'equipaggio che avrebbe condotto i bambini a casa.
Mi si avvicina una donna. E' il capitano (o vice) dell'aereo. Le parlo dei bambini e le racconto la nostra vicenda.
"Non si preoccupi per i suoi bambini, me ne occupo io personalmente, mia figlia diciasettene viaggia con me e la metto vicino a loro così se ne occupa lei."
Sono commosso di questa disponibilità. Una donna veramente di cuore. Mi chiede anche il mio numero di cellulare, in modo che mi possa mandare un SMS al suo arrivo a Roma.

Mentre siamo li mi arriva la telefonata più importante: "Il fegato è buono, è compatibile. Abbiamo fatto la biopsia, ed è sano. Siamo pronti per iniziare. Ci date il vostro consenso al trapianto?" Non credevo di aver capito bene la domanda e me la faccio ripetere. "Certo che vi do il mio consenso. Procedete"
Allora mi passano una seconda persona che mi ripone la stessa domanda. In America fanno così: ci vuole sempre il testimone. Mi avvisano che entrerà in sala operatoria alle 5 del pomeriggio per prepararla a ricevere il nuovo fegato.
Il fegato nuovo arriva da Santa Cruz, vicino a San Francisco. Sono andati i medici di San Diego a prenderlo. In elicottero. Sono gli stessi che hanno fatto la biopsia sull'organo e hanno decretato che era adeguato.

Salutiamo i bambini. Un momento veramente intenso. Loro sono partiti sereni per questo viaggio. Ho visto che il personale dell'aereo ha mostrato una grande sensibilità nell'accoglierli. Dobbiamo solo attendere il decollo dell'aereo. E' quello che prevede la normativa. L'aereo parte con un pochino di ritardo. Si fa anche superare da quello di Air France li accantoo che doveva partire 5 minuti dopo. Christian ed io rientriamo a San Diego. C'è molto traffico per strada. Arriviamo alle 6 e Monica è già sotto ai ferri.
Mi viene detto che l'intervento durerà un paio di ore. In realtà ce ne vogliono altre 5. Alle 11 esce il dott. Hemming, il chirurgo, che mi dice: "Dal punto di vista tecnico è andato tutto bene, il fegato non sanguina, ora dobbiamo vedere nei prossimi giorni come va ma potrebbe essere necessario un secondo intervento per ripulire l'addome."
Sono subissato da un'infinità di pensieri e sentimenti. Il giorno seguente dobbiamo parlare di soldi, ma nel frattempo l'hanno operata. Sono anche stanco, perché con la partenza dei bambini mi sta calando l'adrenalina chee mi ha tenuto attivo 18-20 ore al giorno. Quando mi viene detto che non sarebbe uscita prima di un ora o due dalla sala operatoria decido di rientrare a casa, e quindi lascio l'ospedale e vado a La Jolla a dormire. Il mio cuore e colmo di gioia e di timore per il futuro. Non so cosa mi aspetta, ma so che quello che mi aspetta è ineluttabile.

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